Passione, disciplina, un modo di vivere.

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La scherma è un’arte marziale all’arma bianca, inizialmente nasce per sopravvivere, addestrandosi al combattimento, e negli ultimi secoli gradualmente cambia e si tramuta fino a diventare uno sport. Tuttavia, non perde la psicologia delle sue origini: lo stress che emerge quando ci si cala la maschera davanti agli occhi, diventa forza nell’affrontare l’avversario, nell’affrontare sé stessi, nel vivere con serenità le proprie scelte.

La scherma è uno sport completo, unisce mente e corpo. In ogni momento dell’assalto lo schermidore ha bisogno di mantenere alta la concentrazione per poter prendere, in estreme condizioni fisiche e di tempo, scelte che si adattino all’avversario. È studio continuo, osservazione e interpretazione, ma soprattutto reattività.

Grazie ai suoi movimenti e alla preparazione fisica ad essa collegata, viene rafforzata sia la parte alta che la parte bassa del corpo, sfruttando i muscoli nella loro totalità. È uno sport individuale che, attraverso la sua pratica in gruppo, favorisce la socialità, l’interazione ed il lavoro di squadra.

Quando ci avviciniamo alla scherma dobbiamo porci due domande:
Qual è la psicologia che mi spinge al combattimento?
Qual è l’arma con la quale combatterò?

Immaginiamo che la scherma nasca nel momento in cui il primo uomo delle caverne si rese conto che, usando una “clava” di legno, poteva offendere e difendersi meglio. Come è ad esempio mostrato nella famosa scena di “2001 odissea nello spazio”, dove una delle scimmie comprende la devastante potenza che può avere un osso. La scherma, quindi, nasce con l’intento di uccidere e di non morire. La psicologia che l’accompagna è una psicologia legata alla paura della morte. Ed è stato così fino agli ultimi secoli, nei quali si è passati da duelli all’ultimo sangue (morte di uno dei due contendenti) a duelli al primo sangue (dove poteva bastare una ferita per ritenersi soddisfatti) fino al giorno d’oggi in cui la soddisfazione di un assalto (così vengono chiamati i “duelli moderni”) si misura con dei punti attribuiti attraverso le stoccate date o ricevute. In questa linea evolutiva si è andata modificando anche la psicologia dello schermidore: da una psicologia di morte ad una legata all’onore, fino ad arrivare ad una psicologia prettamente agonistica. Anche le armi si sono evolute nei secoli, adattandosi appunto alle diverse psicologie; si è passato da spadoni poco maneggevoli, dal peso di svariati chili, alla striscia allo stocco, di poco più di un chilo, fino ad arrivare alle armi moderne (o attrezzi sportivi) dal peso compreso tra i 400 e i 700 grammi, estremamente flessibili, recanti un bottone sulla punta per poter permettere al circuito elettrico di chiudersi e di far così illuminare il tabellone segnala punti.

Nella mia esperienza sul campo, trovare le risposte a queste due domande si è dimostrata essenziale ai fini di una pratica corretta. La scherma rimarrà sempre fedele a sé stessa nel suo principio fondamentale di colpire e non farsi colpire, ma lo scopo cambierà e di conseguenza la tecnica andrà adattandosi all’esigenza dell’obiettivo che si ricerca, espresso attraverso l’utilizzo dell’arma.